Lo spazio tra l’immaginario e il reale, tra te e me.
Mi esibisco come me stesso, mi conformo a me stesso.
Sono una replica, una costruzione umana, un corpo robotico modellato con cura.
Sono plastica, argilla plasmata, sono un vaso, un telefono, un manichino, una pila di sedie.
Chi sono senza i miei possedimenti? Riesci a dirlo?
Sono uno stormo di rondini oltre l’orizzonte, che inevitabilmente svanisce.
Uno spazio fittizio di solitudine perenne, di ricordi, di ricordi abitati,
di oggetti che ci sopravvivono come tracce di vita lasciate dietro di noi.
In questo spazio sono vincolato, in attesa di un’immagine, di un sostituto da afferrare,
di una rappresentazione che prenda il mio posto.
Virginia Mazzocato
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Un progetto artistico che si interroga sullo “spazio intermedio”
che si crea quando l’immagine trascende i propri confini visivi
e diventa un sostituto, un doppio con una propria esistenza.
In questo spazio, si dispiega una distanza, una crepa,
distinta tra l’oggetto reale e la sua rappresentazione.
A questo concetto si lega il tema dell’identità,
della lotta per mantenere un senso di autenticità
in un mondo di repliche, di Io frammentati
nella continua ricerca e perdita di sé.
Un’esplorazione che parte dalle immagini,
si riappropria di un corpo diventando voce e musica
sulle note dell'artista Ga-Rei.